Il Botox e la legge italiana
IMPORTANTE: Questo articolo è mantenuto sul nostro sito esclusivamente per ragioni “storiche”, poichè l’ utilizzo cosmetico della tossina botulinica (per la correzione delle rughe verticali) è consentito anche in Italia con l’ autorizzazione alla immissione in commercio del Vistabex, tossina botulinica di tipo A prodotta dalla Allergan, a partire dall’ aprile 2004 (G.U. del 31.03.2004). Quanto esposto di seguito, quindi, vuole soltanto ricordare una situazione paradossale che per diversi anni ha privato la chirurgia estetica italiana di una fondamentale risorsa terapeutica. Per maggiori dettagli sui trattamenti con Vistabex cliccare qui.
Di recente due famosi ed esperti chirurghi estetici italiani hanno subito una denuncia per l’ utilizzo del Botox® presso i loro studi professionali, con gravi implicazioni tra cui la sospensione per due mesi dall’ esercizio della professione medica. I motivi per cui questo è accaduto sono esclusivamente burocratici, e diretta conseguenza della normativa in vigore nel nostro paese. Il Botox® è un farmaco a base di tossina botulinica, ormai comunemente utilizzato a scopi estetici per il trattamento delle rughe del volto, in maniera sicura, efficace e pienamente reversibile. La casa che lo produce (Allergan) lo commercializza in Italia con le sole indicazioni per blefarospasmo, strabismo e distonia cervicale, non promuovendone, per scelta commerciale, l’ utilizzo a fini estetici (diverso il discorso negli Stati Uniti, dove esiste il Botox Cosmetic, specificamente indirizzato all’ uso estetico). La normativa italiana, in aggiunta a questa situazione, pone il Botox® tra i farmaci appartenenti alla fascia H secondo la classificazione del Sistema Sanitario Nazionale. La conseguenza più immediata di questa scelta è che il Botox® può soltanto essere venduto ad ospedali e case di cura, con l’ assoluta esclusione di studi medici e singoli professionisti. Molti chirurghi estetici, per restare al passo con i tempi e le richieste dei propri pazienti, sono costretti ad aggirare questa norma, commettendo, di fatto, un vero e proprio illecito amministrativo.
Si tratta certamente di una situazione paradossale, che pone l’ Italia in una posizione pressocchè unica al mondo.
Allo stato attuale, con ogni probabilità qualsiasi medico italiano che utilizzi la tossina botulinica per il trattamento delle rughe nel proprio studio commette un illecito di tipo amministrativo (assieme al farmacista responsabile della vendita del prodotto), nonostante esegua una pratica medica perfettamente legittima, sicura e sperimentata. Diversa sembra essere la situazione di chi, pur utilizzando un semplice ambulatorio, esegue il trattamento tra le mura di un ospedale o di una casa di cura. Dal punto di vista del paziente, infine, la differenza potrebbe non essere marginale, poichè l’ utilizzo del Botox® in sede non legittima (studio medico) può essere causa di mancato risarcimento da parte del produttore nel caso di danni conseguenti a difetti del prodotto.
La Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica (SICPRE) ha preso posizione richiedendo che il Botox® possa essere collocato in una fascia diversa dalla H, e che le indicazioni del foglio illustrativo vengano aggiornate con l’ inclusione dell’ utilizzo estetico. Nell’ attesa di una decisione che risolva questo problema burocratico, l’ unico consiglio per medici e pazienti sembrerebbe essere, purtroppo, quello di eseguire il trattamento tra le mura di un ospedale o di una casa di cura.
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