Non capita molto spesso, e per questo merita di essere raccontata, la storia che ha contrapposto il dott. Joel J. Feldman alla signora Lucille Iacovelli.

La storia

La signora Iacovelli si è sottoposta nel 1997 ad un lifting del volto e, pochi mesi dopo, ad una rinoplastica, presso il Massachussets General Hospital di Boston, essendo inizialmente soddisfatta del risultato ottenuto. Ambedue gli interventi sono stati eseguiti da medici specializzandi, poichè la paziente aveva scelto di sfruttare le tariffe molto basse che gli ospedali universitari americani offrono (proprio per dare la possibilità ai giovani medici di fare esperienza in prima persona) a chi accetta che l’ intervento sia eseguito da un chirurgo in formazione. In questi casi, tuttavia, è richiesto che lo specializzando sia supervisionato da un medico esperto, ed il dott. Feldman era appunto responsabile per la rinoplastica.
A distanza di un anno, la paziente non ha accettato la presenza di numerose rughe sul collo, ed ha iniziato una vera e propria guerra con i suoi medici, che in più occasioni ha pubblicamente definito “macellai”. Le sue azioni, incluse le varie lettere di minaccia spedite, hanno spinto un giudice ad impedirle di contattare ulteriormente il dott. Feldman ed i suoi collaboratori. Questo divieto, lungi dal disarmare la signora Lucille, la ha spinta a creare un sito Internet dove ha esposto delle foto del risultato ottenuto, accompagnandole con violente dichiarazioni. Proprio questo sito avrebbe convinto numerosi pazienti in lista di attesa per un intervento con il dott. Feldman a cambiare medico, costringendo il dottore ad intraprendere una iniziativa legale a sua tutela. Un nuovo giudice, infine, ha condannato la signora a rimuovere ogni traccia delle foto da Internet, scoprendo anche che le foto erano state ritoccate per renderle più “dissuadenti”.

Il problema

La signora Lucille potrebbe essere, come sostenuto dai chirurghi che la hanno operata, affetta da una sindrome che spinge a drammatizzare anche piccolissimi inestetismi (Body Dysmorphic Disorder, Sindrome da Dismorfismo Corporeo), ma il problema sollevato dal suo caso non è così semplice come appare. L’ intera rete, infatti, è affollata da siti web che offrono consulenza medica, mentre la visibilità dei piccoli siti aperti dai pazienti è, a meno di casi clamorosi, molto più limitata. In queste condizioni, non è proprio facile capire la decisione dei giudici che costringono la signora Iacovelli a chiudere il suo sito mentre lasciano “in affari” tutti quelli che forniscono informazioni sanitarie fuorvianti. All’ altro estremo, stanno cominciando a diffondersi siti che solo apparentemente possono essere ricondotti a pazienti o organizzazioni senza scopo di lucro, e che invece rappresentano l’ ultimo tentativo in ordine di tempo per fare della pubblicità camuffata o screditare i propri concorrenti. Un breve sguardo a siti come Faceforum.com, del resto, basterà per realizzare come molti dei post presenti siano riconducibili a medici o a loro dipendenti.

La conclusione

Il dott. Feldman ha ottenuto, in attesa di una sentenza definitiva, che la sua immagine non sia più diffamata. La signora Iacovelli ha subito un nuovo lifting ad opera di altri medici, con buoni risultati estetici ma risultando anche in questo caso scontenta a causa, a suo dire, di persistenti dolori cutanei (il che rende davvero verosimile la diagnosi di Body Dysmorphic Disorder). La sua storia non è più raccontata nel sito web chiuso dai giudici, ma Lucille continua a frequentare attivamente le chat dove si parla di chirurgia estetica ed ha aperto un indirizzo di posta elettronica su Hotmail dove, chiedendo a lei la password per l’ accesso, tutti possono ancora vedere le foto che il giudice ha dichiarato artefatte.