Protesi mammarie: sottoghiandolari, sottomuscolari o dual plane?

La mastoplastica additiva è un intervento concettualmente semplice (aumento delle dimensioni del seno mediante l’ inserimento di una coppia di protesi), le cui numerose sfumature tecniche, però, vengono spesso trascurate nelle spiegazioni fornite dal chirurgo prima dell’ intervento, rendendo difficile, se non impossibile, valutare adeguatamente le conseguenze di una scelta fondamentale come la posizione in cui verranno impiantate le protesi.

Anatomia della mammella

Figura 1 – Anatomia della mammella

Le protesi mammarie possono essere impiantate immediatamente al di sotto della ghiandola mammaria, o, più profondamente, al di sotto del muscolo grande pettorale. Nei limiti di queste due posizioni esistono numerosissime varianti, come il posizionamento sotto o sopra fasciale, sottomuscolare parziale o totale oppure la più complessa tecnica dual plane. Questo articolo si propone di illustrare i vantaggi e gli svantaggi dei due posizionamenti principali, affrontando in breve le varianti tecniche più sofisticate.

Come è fatta una mammella

Protesi sottoghiandolare

Figura 2

Nella figura 1 è illustrata la sezione di una mammella, con evidenziate le strutture di riferimento per l’ impianto delle protesi. Immediatamente al di sotto della cute si trova la ghiandola ed una componente variabile di tessuto adiposo. La ghiandola poggia sul piano muscolare. Quando le protesi vengono impiantate in posizione sottoghiandolare, il chirurgo separa la ghiandola dal piano muscolare, creando un spazio dove alloggerà la protesi.[Fig.2] Viceversa, quando le protesi vengono impiantate in posizione sottomuscolare, il chirurgo effettua la dissezione al di sotto del muscolo, creando una tasca per l’ impianto che si troverà quindi posto più profondamente rispetto al caso precedente.[Fig.3]

Qual è la posizione migliore?

Protesi sottomuscolare

Figura 3

Come è intuibile, non esiste un posizionamento perfetto ed indicato per tutte le pazienti. Un chirurgo esperto è in grado di adattare la tecnica alle specifiche necessità del caso, illustrandone adeguatamente vantaggi e svantaggi. Le differenze che contraddistinguono i due posizionamenti principali sono riassunte nella tabelle che seguono. Va ovviamente tenuto presente che la scelta non è in realtà mai così semplice, poichè vanno considerate tutte le varianti tecniche che consentono, come nel caso della dual plane, di limitare gli svantaggi propri di un posizionamento e di acquisire alcuni dei vantaggi dell’ altro.

Posizionamento sottoghiandolare

Vantaggi
  • Controllo ottimale della forma della mammella
  • Assenza di variazioni di forma della mammella durante la contrazione del muscolo pettorale
  • Controllo ottimale della posizione del solco sottomammario e della sua forma
  • Decorso post operatorio più rapido rispetto al posizionamento sottomuscolare
Svantaggi
  • Rischio aumentato di visibilità o palpabilità dei margini della protesi (in pazienti con pelle sottile e/o che desiderino protesi di grosse dimensioni)
  • Aumento della visibilità della contrattura capsulare se presente
  • Possibile aumento dell’ incidenza di contrattura capsulare
  • Mammografie leggermente più difficili da eseguire (possibile necessità di effettuare più lastre in diverse proiezioni)

Posizionamento sottomuscolare

Vantaggi
  • Rischio ridotto di visibilità o palpabilità dei margini della protesi
  • Raccomandabile nelle pazienti con pelle molto sottile
  • Mammografie più semplici rispetto al posizionamento sottoghiandolare
  • Possibilità di una ridotta incidenza di contrattura capsulare
  • Minore visibilità della contrattura capsulare se presente
Svantaggi
  • Minore controllo della forma della mammella (in particolare della porzione superiore interna)
  • Spostamento laterale della protesi con il tempo ed allargamento dello spazio tra le mammelle
  • Variazioni della forma della mammella durante le contrazioni del muscolo pettorale
  • Minore controllo della forma e della posizione del solco sottomamammario
  • Rischio aumentato di spostamento verso l’ alto della protesi
  • Decorso post operatorio più lungo

Cosa scegliere?

Come già detto, si tratta di una scelta più complessa di quello che sembra, e che, purtroppo, risulta spesso influenzata da fattori come le mode. In particolare, in questo periodo va sottolineato come negli Stati Uniti, dove le protesi in silicone non sono ancora state pienamente reintrodotte e la maggior parte degli impianti sono protesi in soluzione salina, sia praticamente necessario ricorrere nella quasi totalità dei casi al posizionamento sottomuscolare, per evitare sgradevoli complicanze correlate proprio ed esclusivamente alle protesi in soluzione salina (svuotamento nel tempo con palpabilità delle pieghe del guscio, sciacquio, cambiamenti di forma dell’ impianto correlati alla posizione del corpo, ecc.). Purtroppo anche in Europa, dove invece la scelta di protesi è più ampia, si tende spesso ad imitare quanto accade negli Stati Uniti, sia per i vantaggi di immagine che derivano al chirurgo da questa scelta, sia per le richieste delle pazienti, non sempre correttamente informate sulle possibilità tecniche e sui risultati ottenibili con una procedura piuttosto che un’ altra. La scelta finale, ovviamente, andrà presa dopo aver discusso con il vostro chirurgo, al quale spetta il compito di illustrarvi tutte le possibilità, dando un’ idea il più possibile precisa dei vantaggi e degli svantaggi di ognuna.

Un accenno alle varianti più complesse

A titolo di informazione, citiamo alcune delle più frequenti varianti tecniche, che consentono di ottimizzare i risultati di una mastoplastica additiva:

Posizionamento sottoghiandolare
  • Puro (immediatamente al di sotto della ghiandola)
  • Sottofasciale (la tasca per la protesi viene allestita tra il muscolo pettorale e la fascia che lo ricopre: minore sanguinamento durante l’ intervento, minore palpabilità dei margini della protesi, possibile minore incidenza di contrattura capsulare)
Posizionamento sottomuscolare
  • Retropettorale parziale (l’ origine del muscolo pettorale non viene divisa all’ altezza del solco sottomammario)
  • Retropettorale totale (migliore copertura della protesi nella porzione laterale inferiore, a spese di un maggior rischio di spostamento verso l’ alto, di una maggiore durata dell’ intervento e di una riduzione nel controllo di posizione e forma del solco sottomammario)
Posizionamento dual plane
  • Intervento abbastanza complesso, che consiste nell’ allestire una tasca sottomuscolare reallizzando anche la dissezione nel piano tra il muscolo e la ghiandola. Questo consente di posizionare la protesi in parte in posizione sottoghiandolare (nella parte inferiore della mammella, per effetto della risalita del muscolo pettorale) ed in parte in posizione sottomuscolare (porzione superiore della mammella, dove la cute è più sottile ed il rischio di palpabilità della protesi più alto). Ne sono descritte tre varianti (tipo I, II e III), da selezionare principalmente in base al grado di ptosi mammaria presente.

Riferimenti bibliografici

Papillon J. Pros and cons of subpectoral implantation. Clin. Plast. Surg. 3:321, 1976

Biggs TM, Yarish RS. Augmentation mammaplasty: Retropectoral versus retromammary implantation. Clin. Plast. Surg. 15:549,1988

Vazquez B, Given KS, Houston GC. Breast augmentation: A review of subglandular and submuscular implantation. Aesthetic Plast. Surg. 8:370, 1982

Tebbetts JB. Dual plane breast augmentation: Optimizing implant-soft tissue relationships in a wide range of breast types. Plast. Reconstr. Surg. 107:1255, 2001

  • Vania Mi devo sottoporre ad intervento di mastoplastica additiva. Sono alta 1.62, peso 49kg, intervento con tecnica dual plane. Come misura del seno porto una seconda piena ma sopra sono abbastanza magra ho poco grasso. In pratica il chirurgo mi ha consigliato di mettere le protesi Silimed 415cc oppure 425cc, polo moderato anatomiche. Dopo aver letto che l' intervento è molto complesso e che preferibile inserire sotto ghiandola, cosa faccio?
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    Cara Vania,
    ovviamente non possiamo sostituirci in nessun modo al chirurgo che la ha visitata, ma possiamo dare soltanto informazioni generiche, non specifiche per il suo caso. L' intervento di mastoplastica additiva dual plane è più complesso rispetto al semplice posizionamento sottoghiandolare o sottomuscolare, ma ogni chirurgo estetico esperto dovrebbe essere in grado di effettuarlo senza problemi, per cui non ci sembra il caso di rinunciare ai vantaggi di questa tecnica. Le protesi che ci indica sono, in assoluto, di dimensioni piuttosto grandi, e potrebbero risultare eccessive per una persona della sua altezza. Si tratta di un argomento che, a meno di volere un seno di notevoli dimensioni (per il quale sarebbero forse più indicate delle protesi rotonde), le consiglieremmo di discutere a fondo con il suo chirurgo.
    Cordiali saluti,
    lo Staff
  • Francesca Ho letto con interesse questo articolo e vorrei chiedervi un parere. Ho il seno lievemente ptosico (almeno, credo sia 'lievemente'..è stata misurata una distanza di 23,5 cm da un lato e 24 cm dall'altro) e vorrei aumentarne il volume. Essendo giovane e senza figli, mi è stata sconsigliata una mastopessi in favore di una dual plane con protesi grande 425 cc (sono alta 171 e non magrissima, base di seno 13 cm). Consultandomi con un altro chirurgo mi è stato detto che la dual plane prevede l'indebolimento del muscolo pettorale, che viene reciso e quindi coprirebbe solo in parte la protesi, aumentando così la mia ptosi attuale e (cosa più importante) renderebbe impossibile o poco efficace una mastopessi futura ed eventuale. E' vero? La dual plane di 3° tipo per le ptosi o i seni tuberosi preclude una mastopessi o ne pregiudica la buona riuscita? Grazie
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    Cara Francesca,
    c'è un po' di confusione in quello che le è stato detto. La diagnosi di ptosi mammaria non si effettua in base alla distanza del capezzolo dal giugulo o dalla clavicola (le misure che ci indica), ma misurando la distanza del capezzolo dal solco sottomammario. In pratica, se il capezzolo è al di sopra del solco non c'è ptosi. Si parla di ptosi di I grado quando il capezzolo è al livello del solco, di ptosi di II grado quando il capezzolo è al di sotto del solco, e infine di ptosi di III grado quando il capezzolo è più basso del solco e guarda verso il basso, ed è la parte più bassa della mammella. In generale, le ptosi di I grado possono essere trattate con la semplice mastoplastica additiva, mentre le ptosi di II e III grado richiedono una mastopessi.
    Sia il posizionamento dual plane che il posizionamento sottomuscolare tradizionale prevedono l' incisione del muscolo pettorale, ma non è questo il motivo per cui molti chirurghi preferiscono il posizionamento sottoghiandolare quando effettuano una mastopessi con protesi. La ragione principale, infatti, consiste nel fatto che il posizionamento sottoghiandolare consente in genere di ottenere una forma migliore, evitando l' azione del muscolo che tende a mantenere le protesi in alto (è proprio per evitare questo che, nel caso si voglia posizionare le protesi al di sotto del muscolo, è preferibile usare una tecnica dual plane, o parzialmente sottomuscolare). La dual plane di tipo III è generalmente il tipo di dual plane più indicato in associazione alla mastopessi, anche se ovviamente la decisione finale dipende dal tipo di tessuto mammario e dal grado di rilassamento cutaneo.
    Il seno tuberoso, infine, richiede normalmente una semplice mastopessi periareolare, e la posizione preferibile per le protesi mammarie è in questo caso quella sottoghiandolare.
    Cordiali saluti,
    lo Staff
  • patrizia Ho 43 anni e vorrei sottopormi ad una mastoplastica additiva. Un posizionamento della protesi nella zona sottofasciale ostacolerebbe una mammografia? Per essere sicuri di un' indagine piu' scrupolosa possibile, è meglio una risonanza magnetica?
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    Gentilissima Patrizia,
    Il posizionamento della protesi in posizione sottofasciale (tecnicamente una variante del posizionamento sottoghiandolare) non ostacola la mammografia più di quanto normalmente avvenga con le protesi mammarie in generale. La presenza di protesi in silicone alla mammografia, infatti, può rendere necessaria l' effettuazione di più proiezioni (più lastre radiografiche) da diverse angolazioni, per ottimizzare la visualizzazione del tessuto mammario. L' esame mammografico risulta leggermente agevolato se le protesi sono in posizione sottomuscolare.
    Gli studi disponibili mostrano comunque che, nonostante la presenza delle protesi, le donne che hanno effettuato una mastoplastica additiva riconoscono il cancro mammario più o meno con la stessa efficacia delle donne che non hanno ingrandito il seno.
    La risonanza magnetica non è affetta dagli stessi problemi della mammografia, e viene condotta normalmente in presenza di protesi. Oltre che per valutare la ghiandola mammaria, la risonanza è anche l' esame più efficace per la valutazione delle condizioni delle protesi mammarie e per diagnosticarne una possibile rottura. Il costo e la complessità della risonanza magnetica, tuttavia, non la rendono idonea alle procedure di screening di massa per la diagnosi precoce di tumore al seno.
    Cordiali saluti,
    lo Staff
  • carmen Ho 29 anni e ho 3 figli e ho dovuto allattare per molto tempo. Ora mi è rimasta una seconda molto sciupata cioè molto giù. Ora ho deciso di operarmi, voglio rifarmi il seno ma lo vorrei sottoghiandolare perchè molti di quelli che lo hanno fatto mi dicono che è molto piu facile e non si soffre per niente. E' vero che non si soffre ed e molto piu facile????????
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    Cara Carmen,
    la scelta della posizione delle protesi mammarie dipende da molti fattori, tra cui in particolare la quantità e qualità del tessuto mammario, le dimensioni e la forma delle protesi che si intende utilizzare, le preferenze della paziente.
    Non sempre è conveniente posizionare le protesi in posizione sottoghiandolare (al di sopra del muscolo pettorale), ma è vero che in genere quando questo è possibile il dolore della mastoplastica additiva è più contenuto.
    Cordiali saluti,
    lo Staff

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